Ricerca & Scienza alla base

Il mio approccio medico e le soluzioni che propongo si basano su solide evidenze scientifiche. Ogni protocollo che raccomando, incluso il mio Longevity Restart, è il risultato di approfondite ricerche e studi clinici, garantendo un percorso di cura fondato su principi aggiornati e validati dalla comunità scientifica internazionale. Di seguito, vi presento alcune delle più recenti e rilevanti evidenze scientifiche su cui si basa il mio operato, esponendovi le principali aree di interesse a cui riservo, da sempre, la mia ricerca, i miei aggiornamenti, e che, nella mia lunga esperienza clinica maturata, affronto quotidianamente.

  • Interazione tra genetica ed epigenetica
Per non annoiarvi, sintetizzo al massimo il significato di genetica ed epigenetica. La genetica è la scienza che studia i meccanismi dell’eredità attraverso la quale si trasmettono caratteristiche biologiche da una generazione a quella successiva.
L’epigenetica è la scienza che studia come l’ambiente, lo stile di vita e i fattori esterni possono influenzare l’espressione dei geni. In pratica, tutti noi nasciamo con un corredo genetico (DNA) fisso, ma l’epigenetica regola quali geni vengono “accesi” o “spenti” in risposta a fattori come alimentazione, stress e emozioni, attività fisica, esposizione a inquinanti o sostanze tossiche. Queste modifiche possono essere reversibili e, in alcuni casi, trasmissibili alle generazioni future. Questa breve premessa è fondamentale per dirvi che negli ultimi anni, la medicina ha fatto importanti scoperte sull’interazione tra genetica ed epigenetica, dimostrando che l’espressione dei geni non è determinata solo dal DNA, ma può essere modulata da fattori ambientali e comportamentali (esposoma esterno – interno). Seppur è cosa certa che alcuni cambiamenti epigenetici possono essere ereditati, influenzando la salute delle generazioni future, oggi la ricerca ha dimostrato che anche l’alimentazione, lo stress, l’inquinamento, l’inattività fisica e più in generale un errato stile di vita possono modulare l’attività di espressione genetica determinando patologie come cancro, diabete, malattie cardiovascolari, immuno-mediate, autoimmunitarie e neurodegenerative. Così, nuove terapie mirano a modulare i meccanismi epigenetici per prevenire o trattare malattie, aprendo una nuova strada alla medicina. Queste scoperte, in sostanza, sottolineano che la salute non dipende solo dal corredo genetico, ma anche dalle influenze ambientali e dalle scelte di vita. Tre le ricerche più importanti, mi piace raccontarvi quella comunemente definita la “teoria dei 1000 giorni”. È stata sviluppata, dopo decenni di ricerche, dal professor David Barker e dal suo gruppo di ricercatori dell’Università di Southampton e si basa sull’idea che il periodo che va dal pre-concepimento ai primi due anni di vita (circa 1000 giorni) sia cruciale per lo sviluppo della salute futura di un individuo. Questa teoria mette in evidenza, appunto, l’interazione tra genetica ed epigenetica, sottolineando che, sebbene il nostro DNA fornisca le istruzioni di base, l’ambiente e gli stimoli ricevuti nel periodo pre e post concepimento, possono influenzare in modo significativo l’espressione genetica. Fattori come la nutrizione materna, lo stress, le esposizioni ambientali e lo stile di vita possono modificare l’attività dei geni determinando conseguenze a lungo termine sulla salute, incluse predisposizioni a malattie metaboliche, cardiovascolari, autoimmunitarie e neurologiche. In sintesi, la teoria suggerisce che investire nella salute materno-infantile in questo periodo critico può avere un impatto determinante sulla qualità della vita e sulla prevenzione di malattie future.
  • Inflammaging

Un concetto scientifico fondamentale nei miei continui aggiornamenti e nel mio operato è l’inflammaging. In sostanza descrive il legame tra infiammazione cronica di basso grado e invecchiamento. Il termine nasce dalla combinazione di inflammation (infiammazione) e aging (invecchiamento) e si riferisce al fatto che, con l’avanzare dell’età, il nostro organismo sviluppa uno stato infiammatorio persistente che accelera il processo di invecchiamento e aumenta il rischio di malattie croniche.
Fattori legati allo stile di vita, come alimentazione scorretta, stress, sedentarietà, inquinamento e fumo, possono, ad esempio, contribuire all’inflammaging in diversi modi. Potremmo arrecare danni al DNA: l’infiammazione cronica genera radicali liberi e stress ossidativo, che danneggiano il DNA delle cellule. Questo può portare a mutazioni genetiche e alterazioni nell’espressione dei geni, aumentando il rischio di malattie come tumori e disturbi neurodegenerativi.
Si potrebbe manifestare negli anni un’alterazione epigenetica: l’infiammazione può influenzare l’epigenetica, ossia l’insieme dei meccanismi che regolano l’attività dei geni. Ciò significa che alcune funzioni cellulari possono essere compromesse, portando a un fenotipo* invecchiato caratterizzato da perdita di funzionalità e aumento del rischio di patologie.
Molto diffuso è anche l’indebolimento del sistema immunitario: Il sistema immunitario, esposto per anni a uno stato infiammatorio cronico, diventa meno efficiente nel rispondere alle infezioni e nel riparare i danni cellulari, contribuendo a un invecchiamento precoce e a un aumento delle malattie legate all’età.
In sostanza l’inflammaging evidenzia come il nostro stile di vita influenzi profondamente il processo di invecchiamento, non solo danneggiando il DNA, ma anche alterando la risposta fenotipica del nostro organismo. Tuttavia, è possibile contrastare questo fenomeno adottando abitudini sane, come un’alimentazione equilibrata, attività fisica regolare e strategie per la gestione dello stress.

*Il fenotipo (dal greco phainein, che significa “apparire”, e týpos, che significa “impronta”) è l’insieme di tutte le caratteristiche manifestate da un organismo vivente, quindi la sua morfologia, il suo sviluppo, le sue proprietà biochimiche e fisiologiche comprensive del comportamento. Questo termine viene utilizzato in associazione al termine genotipo, dove per questo si intende la completa costituzione genetica di un individuo o di un organismo vivente, che è solo in parte espressa nel corpo del vivente.

  • L’importanza del microbiota intestinale

Il microbiota intestinale – la cui conoscenza è il mio must – è l’insieme dei microrganismi presenti nel tubo digerente. Fino a poco prima del 2000, veniva chiamato “flora intestinale”, perché erroneamente si pensava che i microrganismi dell’intestino appartenessero al regno vegetale. Lo scienziato americano Jeffrey Gordon propose poi di adottare la terminologia “microbiota intestinale”, che è tutt’ora in uso. Il microbiota intestinale si compone di circa 500 specie di batteri, oltre a lieviti, parassiti e virus. È   formato da un numero di cellule circa dieci volte superiore rispetto a quelle che compongono l’essere umano. La sua composizione è specifica e unica in ogni individuo, esattamente come le impronte digitali, proprio per questo si chiama fingerprint batterico. Non si tratta di un’impronta statica, al contrario va incontro a numerose evoluzioni nel corso della vita dell’individuo: dal grembo materno, all’infanzia, fino all’età adulta. Le funzioni del microbiota sono molteplici, in estrema sintesi, si occupa di proteggere la mucosa intestinale, regolare le naturali difese immunitarie, nonché limitare la crescita dei batteri patogeni. Il microbiota intestinale svolge diverse funzioni fondamentali all’interno dell’organismo umano: conserva la regolare funzionalità intestinale, contribuisce alla digestione degli alimenti, sintetizza vitamine essenziali per la salute e consente l’assorbimento di oligominerali come ferro, calcio e magnesio, concorre allo sviluppo e alla modulazione del sistema immunitario, protegge dall’insorgenza di numerose patologie, quali obesità, diabete di tipo II, sindrome metabolica, malattie infiammatorie intestinali, diverticoli del colon, cancro, artrite reumatoide e più in generale patologie autoimmunitarie, disturbi psichici e allergie. Può influenzare le funzioni cognitive e psichiche, in virtù dell’asse bidirezionale intestino (sistema nervoso enterico) – cervello (sistema nervoso centrale). Il microbiota intestinale è in grado di presiedere a tutti queste funzioni, a condizione che si trovi in uno stato di equilibrio, definito eubiosi. Ma quando salta l’equilibrio del microbiota, si sviluppa una particolare condizione chiamata disbiosi, che è alla base di fenomeni di infiammazione cronica di basso grado della mucosa intestinale che può essere l’elemento scatenante dei principali disturbi intestinali quali: la  sindrome dell’intestino permeabile (leacky gut), la sindrome del colon irritabile, le malattie infiammatorie croniche intestinali, la sindrome da iper-proliferazione batterica nell’intestino SIBO (Small Intestinal Bacterial Overgrowth). Inoltre l’alterazione prolungata del microbiota può concorrere all’insorgenza e alla progressione di numerose patologie locali (coliti croniche, il morbo di Crohn e colite ulcerosa, poliposi intestinali, diverticolosi, tumori), epatiche (insufficienza epatica e cirrosi fino all’ipertensione portale), dismetaboliche (insulino-resistenza e diabete mellito), immunitarie (allergie e intolleranze alimentari tra cui la Gluten Sensitivity e l’intolleranza al lattosio, disturbi reumatico-simili come la fibromialgia), autoimmuni (celiachia), psicosomatiche (stati depressivi), circolatorie (insufficienze venose agli arti inferiori, sindromi emorroidarie,  aterosclerosi e ipertensione arteriosa). Quindi è fondamentale capire quali sono i fattori che concorrono maggiormente all’alterazione del microbiota intestinale e seppur molteplici, cerco di sintetizzarli: infezioni gastrointestinali, cure farmacologiche, in particolare gli antibiotici possono alterare l’equilibrio della normale flora batterica intestinale, alimentazione e intolleranze (cambiamenti di regime alimentare, l’assunzione di bevande o cibi contaminati da agenti patogeni, la perdita di peso, i difetti metabolici), cambi di clima accompagnati anche da variazioni sostanziali nell’alimentazione, inquinamento e interferenti endocrini, ansia e stress. Ripristinare la condizione di eubiosi del microbiota intestinale non sempre è un’impresa semplice, tuttavia, l’impiego di prebiotici e probiotici può coadiuvare il ripristino della normale flora batterica intestinale. I prebiotici sono sostanze naturalmente presenti in diversi alimenti (quali cibi fermentati, frutta secca, frutti rossi di stagione, semi, avocado, cicoria, funghi, etc), capaci di raggiungere inalterati il colon, dove vengono utilizzati come “nutritivi” da alcuni gruppi batterici, incrementando il numero di batteri “buoni” e riducendo i potenziali patogeni. I probiotici, sono microrganismi vivi, di origine batterica non patogena, che si trovano ad esempio nello yogurt intero bianco, nel kefir, nella ricotta, e che hanno la funzione di arricchire la flora intestinale e potenziare le difese immunitarie.

  • Reverse Aging: David Sinclair

Vi presento David Sinclair. Genetista e biologo australiano, professore ad Harvard, noto per le sue ricerche sull’invecchiamento e la longevità. I suoi studi si concentrano sulle sirtuine, una famiglia di proteine coinvolte nei processi di riparazione del DNA e nel metabolismo cellulare, che hanno un ruolo chiave nel rallentare l’invecchiamento. Studi da me approfonditi per l’indiscussa valenza scientifica, seppur attualmente siano studi su modelli animali, e l’importantissimo impatto per i miei pazienti. Sinclair sostiene che l’invecchiamento sia un processo biologico che può essere modulato e, potenzialmente, invertito attraverso interventi mirati. Tra le sue strategie ci sono:

  • Attivazione delle sirtuine tramite restrizione calorica, o assunzione di supplementazioni mirate e costruite ad hoc.
  • Terapie genetiche e molecolari, come il ripristino dell’epigenoma per ringiovanire le cellule.
  • Stile di vita e nutrizione, tra cui il digiuno intermittente, l’esercizio fisico personalizzato e una dieta bilanciata.
  • Invecchiamento cellulare

Vorrei concludere questo profondo excursus che ho definito Ricerca & Scienza alla base con un tema fondamentale per i miei pazienti: l’invecchiamento cellulare. È un processo complesso che coinvolge diversi fattori biologici. Molti ricercatori hanno cercato di identificare le principali cause dell’invecchiamento a livello cellulare, e uno dei modelli più accettati è quello che identifica sette fattori principali (alcuni ricercatori ne considerano otto). Questi fattori sono stati descritti nel 2013 in un articolo influente da López-Otín e colleghi. Ecco una sintesi dei principali fattori, con un focus su quelli che ho approfondito nella mia ricerca e nel mio impegno quotidiano in ambito medico.

Danneggiamento del DNA

Il danneggiamento del DNA è uno dei principali fattori di invecchiamento. Con il passare del tempo, le cellule accumulano danni al loro materiale genetico, causato da radiazioni, stress ossidativo, errori durante la replicazione del DNA e altri fattori (PFA, Particolati, Parabeni, Xenoestrogeni). Il danno al DNA riduce la capacità delle cellule di funzionare correttamente e può portare a mutazioni, morte cellulare o degenerazione. Il sistema di riparazione del DNA diventa meno efficiente con l’età.

Accorciamento dei telomeri

I telomeri sono le sequenze di DNA che si trovano alle estremità dei cromosomi e proteggono il materiale genetico. Ogni volta che una cellula si divide, i telomeri si accorciano. Quando diventano troppo corti, la cellula entra in uno stato chiamato “senescenza” (cessa di dividersi), o peggio, può morire. L’accorciamento dei telomeri è quindi associato all’invecchiamento cellulare.

I Mitocondri

I mitocondri sono le centrali energetiche della cellula. Con l’età, il loro numero e la loro funzione diminuisce, portando a una minore produzione di energia e a un aumento dello stress ossidativo. La disfunzione mitocondriale è collegata a malattie neurodegenerative e ad altri segni di invecchiamento.

Accumulo di proteine danneggiate

Con il tempo, le proteine all’interno delle cellule subiscono danni a causa dello stress ossidativo e di altri fattori. Le cellule meno efficienti nell’eliminare le proteine danneggiate possono sperimentare accumuli di proteine non funzionali, che compromettono il loro funzionamento e aumentano l’infiammazione.

Alterazioni epigenetiche

L’epigenetica si riferisce ai cambiamenti nei modelli di espressione genica che non implicano mutazioni nel DNA stesso, ma che possono essere ereditati. Con l’invecchiamento, il controllo epigenetico sulle cellule può essere compromesso, portando a una disfunzione cellulare.

Infiammazione cronica

L’invecchiamento è associato a uno stato di infiammazione a bassa intensità, noto come inflammaging. Questo processo può danneggiare i tessuti e favorire lo sviluppo di patologie legate all’età, come diabete o malattie cardiovascolari e neurodegenerative.

Perdita di capacità rigenerative

Con l’età, le cellule staminali e altre cellule rigenerative perdono la capacità di rinnovare i tessuti danneggiati. La riduzione di queste capacità rigenerative contribuisce alla perdita di funzionalità degli organi e dei tessuti.

Disfunzione delle sirtuine

Le sirtuine sono una famiglia di proteine coinvolte nel rallentare l’invecchiamento, regolando processi come la riparazione del DNA, l’infiammazione e il metabolismo. Le sirtuine sono attivate da fattori come la restrizione calorica e il resveratrolo, e la loro attività diminuisce con l’età. Le ricerche suggeriscono che stimolare le sirtuine possa avere effetti anti-invecchiamento.

Diminuzione dell’autofagia

L’autofagia è un processo di “auto-digestione” cellulare che consente alla cellula di eliminare componenti danneggiati o inutilizzati. Con l’invecchiamento, questo processo diventa meno efficiente, permettendo l’accumulo di materiale danneggiato nelle cellule, che può contribuire all’invecchiamento e alla comparsa di malattie.

Questi fattori sono tutti interconnessi e contribuiscono in modi diversi al processo di invecchiamento. Molti ricercatori stanno esplorando come intervenire su questi meccanismi per rallentare o invertire l’invecchiamento cellulare, con implicazioni per la medicina rigenerativa e la longevità.